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	<title>Girovegando</title>
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	<description>Il blog veg e vegfriendly</description>
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		<title>Le Potager du Marais, Paris: 7/10</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 19:45:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Potì</dc:creator>
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Siamo tornati al Potager du Marais dopo averlo scoperto nel nostro viaggio precedente a Parigi. L&#8217;ottima esperienza della volta precedente è stata riconfermata anche questa volta, non solo sul fronte vegetariano ma anche su quello vegano, che è stato messo alla prova per la prima volta. La scelta è molto ampia sia dal punto di vista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="post_image_link" href="http://www.girovegando.it/?p=311" title="Permanent link to Le Potager du Marais, Paris: 7/10"><img class="post_image aligncenter" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2596.jpg" width="450" height="338" alt="Post image for Le Potager du Marais, Paris: 7/10" /></a>
</p><p>Siamo tornati al Potager du Marais dopo averlo scoperto nel nostro viaggio precedente a Parigi. L&#8217;ottima esperienza della volta precedente è stata riconfermata anche questa volta, non solo sul fronte vegetariano ma anche su quello vegano, che è stato messo alla prova per la prima volta. La scelta è molto ampia sia dal punto di vista vegetariano sia dal punto di vista vegano. Dopo una lettura approfondita del menu, abbiamo iniziato con degli antipasti entrambi vegani: purea di ceci e patè vegetale di funghi champignon.</p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2601.jpg"><img class="size-medium wp-image-313 alignleft" title="Purea di ceci" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2601-300x225.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a></p>
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<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2602.jpg"><img class="size-medium wp-image-314 alignleft" title="IMG_2602" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2602-300x225.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a></p>
<p>Entrambi i piatti erano ben presentati e soprattutto molto buoni: forse il gusto del paté di champignon può non piacere a tutti (molto forte, l&#8217;aroma dei funghi domina su tutti gli altri ingredienti) ma se vi piacciono davvero i funghi, ne vale davvero la pena.</p>
<p>Come piatti principali abbiamo invece optato per due piatti diversi: io ho preso un hamburger di semi di quinoa con formaggio caprino, il veg una bourguignonne di seitan 100% vegana.</p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2606.jpg"><img class="size-medium wp-image-315 alignleft" title="IMG_2606" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2606-300x225.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a></p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2604.jpg"><img class="size-medium wp-image-316 alignleft" title="IMG_2604" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2604-300x225.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a></p>
<p>La bourguignonne del veg era davvero ottima e abbondante, tutta vegana e tutta buona. Io ne ho assaggiata una forchettata e devo dire che non l&#8217;ho trovata poi così buona ma molto probabilmente la cosa si spiega con il fatto che mi aspettavo un piatto più cremoso e che inoltre io non amo particolarmente i piatti preparati facendo a tocchetti ingredienti differenti e mescolandoli insieme. Il mio hamburger era interessante, decisamente diverso dai soliti hamburger di seitan. Muovo qualche critica però a come è stato integrato nel piatto il formaggio di capra: praticamente un mattoncino preso e calato sull&#8217;hamburger. Francamente mi sarei aspettato di più mentre così i due sapori erano praticamente messi l&#8217;uno accanto all&#8217;altro e basta. Come dolce abbiamo entrambi optato per dei patti vegani: torta di mele per me e torta di cioccolato vegana per i veg.</p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2608.jpg"><img class="size-medium wp-image-317 alignleft" title="IMG_2608" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2608-300x225.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a></p>
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<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2609.jpg"><img class="size-medium wp-image-318 alignleft" title="IMG_2609" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_2609-300x225.jpg" alt="" width="270" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: left;">I dolci sono stati una bella sorpresa in entrambi i casi: l&#8217;aroma del cioccolato fondente era molto presente (il massimo per gli amanti del cioccolato) e non era coperto da altri ingredienti di natura <em>lattiginosa</em>, come dice il veg, mentre la mia torta di mele era buona, dolce e leggera.</p>
<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.lepotagerdumarais.com/">Le Potager du Marais</a></strong><br />
22 rue Rambuteau<br />
75003 PARIS<br />
Tel. 01 42 74 24 66</p>
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		<title>L&#8217;As du Falafel (Paris): 7/10</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 15:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Potì</dc:creator>
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Il Marais è uno dei quartieri più belli di Parigi e ogni volta che passo qualche giorno nella Città dei Lumi alla fine mi ritrovo sempre a passeggiare per le viuzze di questo quartiere che racchiude, a mio modesto parere ovviamente, il meglio che la città ha da offrire in termini di vita notturna, ristoranti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="post_image_link" href="http://www.girovegando.it/?p=305" title="Permanent link to L&#8217;As du Falafel (Paris): 7/10"><img class="post_image aligncenter" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/23072010699.jpg" width="450" height="338" alt="Post image for L&#8217;As du Falafel (Paris): 7/10" /></a>
</p><p>Il Marais è uno dei quartieri più belli di Parigi e ogni volta che passo qualche giorno nella Città dei Lumi alla fine mi ritrovo sempre a passeggiare per le viuzze di questo quartiere che racchiude, a mio modesto parere ovviamente, il meglio che la città ha da offrire in termini di vita notturna, ristoranti, shopping. A differenza di altri quartieri, pur essendo meta di un flusso ininterrotto di turisti, non mancano i parigini e il quartiere conserva un&#8217;aria ancora autentica.</p>
<p>Il Marais è pieno di locali che offrono dolci e specialità nordafricane e molti ci avevano segnalato L&#8217;as di Falafel come uno dei pochi locali -se non l&#8217;unico- dove assaggiare le vere falafel. Pare addirittura che Lenny Kravitz in persona non si lascia mai sfuggire l&#8217;occasione di assaporarne una ogni volta che passa da Parigi!</p>
<p>Noi ci siamo andati a pranzo. Il posto era affollato ma con un ricambio continuo ai tavoli quindi in men che non si dica eravamo seduti pronti a ordinare. Al di là delle falafel l&#8217;offerta era ampia ma completamente inaccessibile a noi vegetariani e vegani. Abbiamo avuto quindi gioco facile nel puntare direttamente alle falafel, che si potevano assaggiare servite al piatto insieme ad alcuni contorni di verdure o come farcitura di un panino arabo (sempre con verdure varie). Avevamo entrambi voglia di panino ma prima di ordinare ci siamo assicurato che dentro non ci fossero salsine a base di uova come la maionese). La risposta è stata negativa ed abbiamo potuto ordinare i nostri panini.</p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/230720101000.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-304" title="lasdufalafel" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/230720101000-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il panino che ci è arrivato era effettivamente buonissimo, la cosa più vicina ai miei ricordi di quando mangiavo tonnellate di falafel in Egitto: più grandi del solito e leggermente più speziate, con verdure, legumi, e un pane tiepido e buono. L&#8217;unico cosa che ha lasciato un po&#8217; dubbioso il vegano (mentre il vegetariano ovvero il sottoscritto mangiava a quattro mani) è stata la presenza di una salsina bianca, che dopo attenta analisi da parte di entrambi è stata interpretata come un tahin molto liquido. Purtroppo non abbiamo indagato sulla reale natura della salsina in questione, quindi non posso garantirvi che non escludesse la presenza di yougurt. Dal momento che il veg era ancora in una fase di transizione tra il vegetariano e il vegano, abbiamo tollerato l&#8217;incognita. Il mio suggerimento comunque, nel caso in cui decideste di provare questo locale, è di chiedere esplicitamente gli ingredienti della salsina incriminata e piuttosto di chiedere le falafel senza condimento, che rimangono comunque le migliori di Parigi, secondo me e Lenny Kravitz. Il servizio è stato velocissimo e, benché spartano, sempre all&#8217;insegna della cortesia.</p>
<p><strong>L&#8217;As du Falafel</strong><br />
34, rue des Rosiers, Paris</p>
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		<title>Vegani a Parigi? L&#8217;organizzazione prima di tutto</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 21:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Potì</dc:creator>
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A Parigi io e il mio compagno ci eravamo già stati da vegetariani e ce l&#8217;eravamo cavata sempre egregiamente: nonostante la cucina italiana permetta molte più variazioni a noi vegetariani rispetto a quella francese, eravamo sempre riusciti a trovare qualche ristorantino all-vegetarian in cui saziare il nostro appetito. Anche i momenti dedicati allo spuntino cotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="post_image_link" href="http://www.girovegando.it/?p=298" title="Permanent link to Vegani a Parigi? L&#8217;organizzazione prima di tutto"><img class="post_image aligncenter" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/08/230720109951.jpg" width="450" height="338" alt="Post image for Vegani a Parigi? L&#8217;organizzazione prima di tutto" /></a>
</p><p>A Parigi io e il mio compagno ci eravamo già stati da vegetariani e ce l&#8217;eravamo cavata sempre egregiamente: nonostante la cucina italiana permetta molte più variazioni a noi vegetariani rispetto a quella francese, eravamo sempre riusciti a trovare qualche ristorantino <em>all-vegetarian</em> in cui saziare il nostro appetito. Anche i momenti dedicati allo spuntino <em>cotto e mangiato</em> un po&#8217; malsano che ci si concede in vacanza erano sempre stati vissuti senza problemi, grazie agli Starbuck che ormai hanno invaso Parigi più dei McDonald&#8217;s e alle innumerevoli rivendite di crêpes.</p>
<p>Questa volta però le cose sono andate in maniera un po&#8217; diversa perché il mio compagno nel frattempo è diventato vegano (niente latte, uova e derivati) e quindi tutta una serie di luoghi e pratiche culinarie finora consentite sono divenute impraticabili.</p>
<p>Non sono mancati i momenti di <em>tensione</em> dovuti all&#8217;impossibilità di condividere il cibo: quando gli ho proposto con nochalance di assaggiare le mie patate al forno gratinate con formaggio di capra, quando a colazione mi sono ritrovato a mangiare da solo perché la brasserie che avevamo scelto offriva solo croissant doppio burro e café au lait, quando realizzavamo che lo stesso menu offriva 10 opzioni vegetariane e magari solo 2 opzioni vegane.</p>
<p>Eppure alla fine il responso è positivo: si può essere vegani anche a Parigi, magari ricorrendo a un pizzico di organizzazione e rinunciando definitivamente a buona parte di quegli spuntini <em>cotti e mangiati</em> un po&#8217; malsano di cui sopra.</p>
<p>Per esempio, il primo giorno ci siamo tuffati da Starbuck&#8217;s: sappiamo che il cibo in vendita lì è americano nel senso più deleterio del termine, ovvero preconfezionato e insapore, ma avevamo voglia di risentirci come durante la nostra ultima vacanza a New York e siamo entrati senza il minimo tentennamento. Peccato che mentre per me era tutto accessibile, per il mio povero vegano l&#8217;offerta si riducesse a una spremuta d&#8217;arancia e basta. Tutto off-limits. Tutto proibito. Le barrette portate da casa più per scrupolo che per altro, lasciate in albergo. Alternative all&#8217;orizzonte nessuna. Poi, proprio quando il veg si era ormai rassegnato al digiuno, scorgiamo accanto alla cassa una barretta 100% vegana e la colazione del primo giorno è stata salvata!</p>
<p>Nei prossimi giorni vi parlerò dei ristoranti in cui abbiamo mangiato, vi mostrerò i piatti che abbiamo scelto (vegani e vegetariani) e vi mostrerò dove andare e i luoghi da evitare.</p>
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		<title>E stasera, si parte!</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 06:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Potì</dc:creator>
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Solo una piccola anteprima dei contenuti che verranno: stasera parto alla volta di Parigi dove mi tratterrò per un lungo fine settimana all&#8217;insegna di cultura, passeggiate&#8230; e ristoranti vegetariani (e veg-friendly). Io e il mio compagno ci siamo preparati un piano di battaglia niente male che porterà a tante nuove recensioni, piccole e grandi. Parigi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="post_image_link" href="http://www.girovegando.it/?p=292" title="Permanent link to E stasera, si parte!"><img class="post_image aligncenter" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/07/124758243_44fe3110d1_b1.jpg" width="450" height="302" alt="Post image for E stasera, si parte!" /></a>
</p><p>Solo una piccola anteprima dei contenuti che verranno: stasera parto alla volta di Parigi dove mi tratterrò per un lungo fine settimana all&#8217;insegna di cultura, passeggiate&#8230; e ristoranti vegetariani (e veg-friendly). Io e il mio compagno ci siamo preparati un piano di battaglia niente male che porterà a tante nuove recensioni, piccole e grandi. Parigi non è una città particolarmente veg-friendly a prima vista, ma basta conoscere quei due/tre posticini e tutto diventa più semplice. E soprattutto cruelty-free. Giusto per farvi venire un po&#8217; di acquolina in bocca, il menu della vacanza comprende:</p>
<p><strong>- Pitzman</strong>, ristorante ebraico;<br />
<strong> &#8211; Maoz</strong>, fast food vegano (!);<br />
<strong> </strong>, ristorante vegetariano storico, pare;</p>
<p>E poi, la pièce di resistance: Disneyland Paris! Riusciranno i nostri eroi, vegetariani e vegani, a sopravvivere a una giornata in un parco di divertimenti? La scorsa esperienza a Gardaland (<a href="http://vegeto.wordpress.com/2009/07/15/gardaland-e-i-vegetariani-si-puo-fare-di-piu/">ecco il link al mio post su Vege.to</a>) ci aveva lasciato appena appena soddisfatti ma nulla di più. E questa volta? Vedremo.</p>
<p>Nel frattempo, auguratemi buon viaggio e buon fine settimana!</p>
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		<title>Il fioretto delle vacanze</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 06:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Potì</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo post è dedicato a tutti i quasi-vegetariani e ai carnivori che leggono questo blog. Io tutti gli anni, a Capodanno e durante le vacanze estive, faccio sempre una tonnellata di propositi, anche dei più improbabili: imparare il giapponese, sostituire gli attuali bicipiti taglia M con quelli taglia L,  trovare un modo per guadagnare dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Questo post è dedicato a tutti i quasi-vegetariani e ai carnivori che leggono questo blog. Io tutti gli anni, a Capodanno e durante le vacanze estive, faccio sempre una tonnellata di propositi, anche dei più improbabili: imparare il giapponese, sostituire gli attuali bicipiti taglia M con quelli taglia L,  trovare un modo per guadagnare dalla mia passione per internet e via di questo passo. Tempo di buoni propositi quindi, e allora mi permetto di proporvene uno al quale forse non avete mai pensato: provare a diventare vegetariani.</p>
<p>Assurdo? Adorate la carne? Un menu senza fettina e scoppiate in lacrime? Un aperitivo senza il cocktail di gamberi e vi sentite dei pezzenti?</p>
<p>Eccovi quattro ragioni per diventare vegetariani NOW, quattro spunti di riflessioni: se anche solo leggerli vi fa venire un pensierino la prossima volta che state per comprare l’odiosa fettina e magari lasciate perdere, mi avrete fatto felice.</p>
<ol>
<li><strong>I vegetariani salvano il mondo.</strong> Da qualche tempo a questa parte, Cinesi e Indiani hanno deciso di non essere più considerati solo una fonte di sette orientali e ceramiche di finissima fattura benchè leziose ma di diventare proprio come l’Occidente. E per fare le cose davvero bene, hanno deciso di mangiare carne a più non posso, proprio come il più fulgido esempio di cultura occidentale: gli americani. Peccato che per vivere tutti come gli Americans, avremmo bisogno di cinque pianeti Terra. E allora, non fate gli egoisti! Lasciate che siano cinesi e indiani a diventare obesi pensando che sia uno status symbol. Noi portiamoci avanti, e iniziamo a salvare il pianeta anche per loro.</li>
<li><strong>I vegetariani sono alla moda</strong><strong>.</strong> Per favore, basta con questa mania del sushi: la cucina giapponese (che poi, diciamocelo, nonè  proprio tutta questa meraviglia) andava di moda quando c’erano solo 2 ristoranti a New York ed 1 a Milano e meno ti mettevano nel piatto più pagavi. Ora i ristoranti giapponesi fanno concorrenza alle pizzerie di quartiere (2 california roll, 1 birra omaggio) e il sushi te lo vendono nei banchi frigo del Lidl, insieme alle birre slovene. Volete davvero essere di moda? Per favore, rinunciamo al giapponese (e lasciamo  stare in pace tonni e balene).</li>
<li><strong>I vegetariani animano la conversazione.</strong> Quando siete a cena con amici e la conversazione langue, sapete tirar fuori solo la barzelletta di Pierino che vi faceva tanto ridere alle elementari? Se siete vegetariani, potrete stupire i vostri commensali dispensando curiosità (Vi si sbriciolano le ossa? Crema di sesamo! Il cervello si spappola? 4 noci al giorno!) stravaganze alimentari (penderanno dalle vostre labbra quando parlerete di seitan e tofu!). La descrizione degli allevamenti intensivi di bovini e le foto dei macelli, quelli teneteveli per la festa di Halloween: rimarranno tutti senza fiato.</li>
<li><strong>I vegetariani non soffrono di sdoppiamento della personalità.</strong> Adorate quegli occhioni grossi grossi delle mucche e come sono placide e paciose ma non disdegnate il bollito misto alla piemontese? Vi mangiate la fettina impanata, ma quando la prendete dalla confezione di polistirolo bianca vi fa un po’ schifo il sughetto rosso che rimane al fondo? Per mangiarvi l’astice dovete uscire dalla cucina quando lo buttano ancora vivo nell’acqua bollente? La diagnosi è semplice: soffrite di schizofrenia carnivora. La soluzione? Dovete proprio farmelo ripetere?</li>
</ol>
<p><em>“L’unico modo di prevedere il futuro è cercare di unire gli sforzi e costringerlo a essere come lo vogliamo”, </em>Antonio Gramsci.</p>
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		<title>Jimmy Dean, carne trita a colazione</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 06:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Potì</dc:creator>
				<category><![CDATA[Frankenfood]]></category>
		<category><![CDATA[colazione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Continua il nostro viaggio nel Frankenfood, ovvero nel cibo che diventa mangime per umani, nella costina cibernetica, nella pizza geneticamente modificata, nella carne che di buono ha solo il prezzo. Ancora una volta mi soffermo su una specialità all-american non perché da noi non ci siano orrori simili (e se non ci sono è solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="post_image_link" href="http://www.girovegando.it/?p=226" title="Permanent link to Jimmy Dean, carne trita a colazione"><img class="post_image aligncenter" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-10-a-17.34.40.png" width="480" height="281" alt="Post image for Jimmy Dean, carne trita a colazione" /></a>
</p><p>Continua il nostro viaggio nel <strong>Frankenfood</strong>, ovvero nel cibo che diventa mangime per umani, nella costina cibernetica, nella pizza geneticamente modificata, nella carne che di buono ha solo il prezzo. Ancora una volta mi soffermo su una specialità all-american non perché da noi non ci siano orrori simili (e se non ci sono è solo questione di tempo) ma perché gli americani hanno una faccia di bronzo, soprattutto nella presentazione, che da compare solo in rari casi, di cui comunque avrò occasione di parlare più avanti.</p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Ham-Eggs-Potatoes-and-Cheddar-Cheese.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-228" title="Ham, Eggs, Potatoes and Cheddar Cheese" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Ham-Eggs-Potatoes-and-Cheddar-Cheese.jpeg" alt="" width="240" height="180" /></a>Oggi entriamo in un mondo psichedelico al cui confronto quello di Ronald McDonald e dei suoi inquietanti amici vestiti a strisce sembra un film neorealista. Oggi entriamo nel mondo di <a href="http://jimmydean.com/default.aspx"><strong>Jimmy Dean</strong></a>. No, non stiamo parlando dell&#8217;attore, nel del poco conosciuto benché molto suggestivo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jimmy_Dean,_Jimmy_Dean">film</a> di Altman. Qui parliamo di Jimmy Dean quello degli stivali neri e rossi, quello dell&#8217;uomo-sole, quello della carne trita.</p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Original-Pancakes-Sausage-Minis.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-229" title="Original Pancakes &amp; Sausage Minis" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Original-Pancakes-Sausage-Minis.jpeg" alt="" width="240" height="180" /></a>Jimmy Dean è un marchio di Sarah Lee, gigante dell&#8217;alimentazione industriale U.S.A. famoso per aver inventato il primo pane in cassetta integrale e bianco latte allo stesso tempo (è tutto vero), dedicato alla vendita di carni trite in tutte le forme possibili e immaginabili e per tutti i pasti. A pranzo non sai che mangiare? Un po&#8217; di carne trita e sei a posto. A cena se stufo della pizza italiana del Minnesota <a href="http://www.freschetta.com/">Freschetta</a>? Va&#8217; sul sicuro con una bella <em>casserole</em> Jimmy Dean. E fin qui, almeno per gli standard americani, nulla di nuovo. Il bello arriva però se, incuriositi dall&#8217;inquietante presenza di un uomo travestito da sole, decidiamo di varcare la soglia del suo mondo. E scoprire che siamo tutti malati di morning fade e che possiamo guarire solo con un sandwich di carne trita Jimmy Dean.</p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Ham-Breakfast-Skillets.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-230" title="Ham Breakfast Skillets" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Ham-Breakfast-Skillets.jpeg" alt="" width="240" height="180" /></a>Ma andiamo con ordine. Il primo passo è entrare nel minisito <a href="http://jimmydean.com/videos/">Fight The Morning Fade™</a>. Dove scopriamo che il Morning Fade è una sindrome che agisce indisturbata negli uffici di tutto il mondo, come provano inconfutabilmente video di gente che sviene in riunione, si addormenta nel bel mezzo di un esame di guida, si perde il primo goal del figlio perché travolto dal sonno. No, non è come pensate. Non è perché magari hanno mangiato troppo a colazione, o molto più probabilmente a cena. Non è perché sono già pieni di cibo fino a scoppiare. Non è perché sono stanchi. Hanno tutti il morning fade ovvero l&#8217;abbiocco di metà mattinata.</p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-10-a-17.38.25.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-231" title="L'uomo Sole! Aiutoooo!" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-10-a-17.38.25-208x300.png" alt="" width="208" height="300" /></a>E come si combatte la sonnolenza delle 10:30? Macché caffé! Macché sgranchirsi un attimo, magari all&#8217;aria aperta! Basta ingollare un <a href="http://jimmydean.com/products/Sausage-Pancakes/">Pancakes &amp; Sausage on a Stick</a> (ma è legale?!?), un <a href="http://jimmydean.com/products/croissant-sandwiches-ham-cheese-on-a-croissant.aspx">Croissant Sandwich</a> (per i buongustai&#8230;) o un <a href="http://jimmydean.com/products/Entrees/">Breakfast Entrée</a> (per chi non sa rinunciare a un pasto completo, mai!). Oppure se proprio non sapete rinunciare al piacere di una bella scodella, vuotatela di latte e cereali e riempitela di <a href="http://jimmydean.com/products/breakfast-bowls-ham-eggs-potatoes-and-cheddar-cheese.aspx">Breakfast Bowls</a> prosciutto, patate e cheddar cheese. E non fatevi intimidire dall&#8217;aspetto un po&#8217; troppo simile a cibo per cani: anche <a href="http://jimmydean.com/products/Skillets/">i Breakfast Skillets</a> non sono niente male. Guarirete dal morning fade già a partire dal primo boccone e potrete resistere in piena forma fino al prossimo hamburger!</p>
<p>E se non vi fidate, basta cliccare sulle altre scelte disgustosamente più sane, come uno yogurt o una tazza di latte e cereali e ascoltare il disinteressato parere dell&#8217;uomo sole che ci spiegherà un po&#8217; scettico che francamente è assurdo scegliere una colazione fredda (quella con latte e cereali) se possiamo averne una calda (quella con Jimmy Dean) o che quei quattro cucchiaini di yogurt non serviranno a niente perché tutti sanno che dalle malattie del mondo si guarisce solo se lo stomaco è sempre pieno che più pieno non si può. Non siete ancora convinti? Allora il gustometro è quello che fa per voi. E non dirò altro. Provatelo e ditemi cosa ne pensate.</p>
<p>Con buona pace di quei pazzi morti di fame dei vegetariani.</p>
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		<title>E ora, il maiale con il copyright.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 06:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Potì</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>

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Ci sta provando la Monsanto. E chi vince sarà il padrone del nostro cibo. Tutto inizia dalla richiesta con numero di protocollo WO 2009/097403 con cui il gigante delle biotecnologie chiede di brevettare &#8220;metodi di nutrimento dei maiali&#8221;. La storia è sempre la stessa: anziché ridurre il consumo di cibi naturalmente ricchi di elementi nutritivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="post_image_link" href="http://www.girovegando.it/?p=192" title="Permanent link to E ora, il maiale con il copyright."><img class="post_image aligncenter" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/07/4273948611_4bdb308d36.jpg" width="450" height="300" alt="Post image for E ora, il maiale con il copyright." /></a>
</p><p>Ci sta provando la Monsanto. E chi vince sarà il padrone del nostro cibo. Tutto inizia dalla richiesta con numero di protocollo WO 2009/097403 con cui il gigante delle biotecnologie chiede di brevettare &#8220;metodi di nutrimento dei maiali&#8221;. La storia è sempre la stessa: anziché ridurre il consumo di cibi naturalmente ricchi di elementi nutritivi pericolosi in quantità eccessive, la Monsanto propone di nutrire i maiali con mangimi transgenici, ovviamente brevettati, che contengono meno acidi grassi polinsaturi e più omega tre. Il risultato è un maiale grasso ma più sano (per quanto questo concetto possa essere applicabile in questo caso). Il problema è che la Monsanto non vuole limitarsi a brevettare il mangime ma anche il maiale che l&#8217;ha mangiato. La richiesta di brevetto li chiama <em>applicazioni dell&#8217;invenzione</em> ma la sostanza rimane invariata: costine, pancetta, ciccioli, tutto di proprietà della Monsanto.</p>
<p>Del resto l&#8217;attacco delle grandi industrie non si rivolge solo al mondo animale ma anche a quello dell&#8217;agricoltura tradizionale, assediata da mais velenosi (Monsanto), melanzane ogm (Monsanto), patate BASF (si, quelli dei nastri magnetici). Come andrà a finire?</p>
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		<title>Non credete ai giapponesi.</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 06:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Potì</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[balene]]></category>
		<category><![CDATA[delfini]]></category>

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Una strage gratuita, nulla di più e nulla di meno. Niente giustifica la caccia alle balene e la mattanza di delfini denunciata da The Cove, il documentario vincitore dell&#8217;Oscar 2010, che i giapponesi si ostinano a condurre per presunti scopi di ricerca. Nulla di nuovo, ma ricordarsene giova di tanto in tanto.
Nel 1986 la IWC [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="post_image_link" href="http://www.girovegando.it/?p=185" title="Permanent link to Non credete ai giapponesi."><img class="post_image aligncenter" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/2677096600_4ee59b2428_o.jpg" width="375" height="289" alt="Post image for Non credete ai giapponesi." /></a>
</p><p>Una strage gratuita, nulla di più e nulla di meno. Niente giustifica la caccia alle balene e la mattanza di delfini denunciata da <a href="http://www.thecovemovie.com/">The Cove</a>, il documentario vincitore dell&#8217;Oscar 2010, che i giapponesi si ostinano a condurre per presunti scopi di ricerca. Nulla di nuovo, ma ricordarsene giova di tanto in tanto.</p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-08-a-12.25.30.png"><img class="alignright size-medium wp-image-187" title="Schermata 2010-06-08 a 12.25.30" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-08-a-12.25.30-300x162.png" alt="" width="300" height="162" /></a>Nel 1986 la IWC (International Whaling Commission) impose una moratoria sulla caccia commerciale alle balene per consentire ai cetacei di riprodursi e ripopolare gli oceani. Tutt&#8217;oggi in vigore, questo divieto consente ai paesi che lo hanno sottoscritto di attribuirsi dei permessi speciali per ammazzare le balene a scopi scientifici e imparare a <em>gestirne</em> la popolazione. Solo il Giappone usufruisce di uno di questi permessi speciali: oltre mille balene all&#8217;anno, comprese quelle a rischio di estinzione, sacrificate alla ricerca. Il bello è che, paradosso dei paradossi, i progressi fatti nel campo delle tecniche di ricerca non cruente, come le biopsie, consentono di arrivare agli stessi risultati senza ammazzare nessuna balena. Per sapere cosa hanno mangiato, per esempio, non occorre ucciderle per sventrarle: basta infatti recuperare il tipo di dna contenuto nelle loro feci.</p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-08-a-12.25.18.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-188" title="Schermata 2010-06-08 a 12.25.18" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-08-a-12.25.18-300x167.png" alt="" width="300" height="167" /></a>Ancora più drammatica la situazione dei delfini che, come mostra The Cove, non godono paradossalmente nemmeno dell&#8217;esigua protezione della IWC (pur essendo cetacei a tutti gli effetti) a causa di una derubricazione fortemente voluta dalla delegazione giapponese per permettere la cattura dei delfini a Taiji destinati ai delfinari e al consumo locale, nonostante gli altissimi livelli di mercurio contenuti nelle carni.</p>
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		<title>Vacanze Slow? In Piemonte si può.</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 06:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Potì</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[turismo sostenibile]]></category>

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Il turismo sostenibile diventa ogni giorno più diffuso e si sta trasformando da nicchia per pochi ostinati a realtà dalle ricadute, anche economiche sempre più significative. E ancora una volta il Piemonte, regione che già verso altri stili di vita alternativi, come quello vegetariano, ha saputo dimostrato una disponibilità ed una capacità di accoglienza superiore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="post_image_link" href="http://www.girovegando.it/?p=163" title="Permanent link to Vacanze Slow? In Piemonte si può."><img class="post_image aligncenter" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/4567575578_fc0a7b6d38_o.jpg" width="480" height="320" alt="Post image for Vacanze Slow? In Piemonte si può." /></a>
</p><div>
<p>Il turismo sostenibile diventa ogni giorno più diffuso e si sta trasformando da nicchia per pochi ostinati a realtà dalle ricadute, anche economiche sempre più significative. E ancora una volta il Piemonte, regione che già verso altri stili di vita alternativi, come quello vegetariano, ha saputo dimostrato una disponibilità ed una capacità di accoglienza superiore alla media nazionale, si porta in pole position e lancia il progetto EcolaBELPIEMONTE per la promozione di tutte le strutture ricettive piemontesi certificate con il marcvhio europeo Ecolabel, in grado di offrire ai turisti le informazioni utili per scegliere la meta ideale dove trascorrere le vacanze all&#8217;insegna del benessere e del turismo sostenibile.</p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/photographer_circumstances_normale_gal_47_ph_746.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-167" title="photographer_circumstances_normale_gal_47_ph_746" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/photographer_circumstances_normale_gal_47_ph_746-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Nato grazie agli sforzi del <a href="http://www.studiambientali.to.it/">Centro Studi Ambientali</a> di Torino (che già ci aveva regalato il bellissimo e riuscitissimo progetto <a href="http://www.tvb-tivogliobere.it/index.php">T.V.B. &#8211; Ti Voglio Bere</a> dedicato alla promozione del consumo dell&#8217;acqua di rubinetto) l&#8217;ecolaBELPIEMONTE segnala tutte le strutture che usano fonti energetiche rinnovabili, offrono prodotti locali e biologici e riducono al minimo indispensabile l&#8217;uso di imballaggi riducendo in tal modo il volume di rifiuti prodotti direttamente alla base. Il Piemonte si conferma così come una delle regioni più all&#8217;avanguardia per numero e per qualità di strutture turistiche firmate con il fiore dell&#8217;ecolabel europea: ad oggi si colloca al secondo posto in Italia e in Europa con 20 le strutture segnalate, tra rifugi, hotel, bed &amp; breakfast, agriturismi e campeggi, 15 delle quali si trovano vicine ai 2 parchi nazionali piemontesi ed ai 15 parchi naturali regionali.</p>
<p>Tra le strutture ricettive più tipiche, la <a href="http://www.cascinamartina.net">Cascina Martina</a> in provincia di Cuneo, il B&amp;B <a href="http://www.briccodelgenerale.it">Bricco del Generale</a> vicino Asti, e persino la Residenza Universitaria di Torino Lungodora che d&#8217;estate si trasforma in ostello, la prima in Europa a ricevere il marchio Ecolabel.</p>
</div>
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		<title>Giardinaggio bio: istruzioni per l&#8217;uso.</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 06:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Potì</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[orto sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[
Oggi parliamo di giardinaggio biologico (un po&#8217; come quelli dei Giardini del Casoncello). Per giardinaggio biologico o organico si intende la coltivazione di frutta verdura, noci, semi, cereali con il solo utilizzo dei mezzi naturali. Senza pesticidi, fungicidi, erbicidi, insetticidi e simili. Al posto di queste sostanze, il terreno viene coltivato e preparato utilizzando letame [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="post_image_link" href="http://www.girovegando.it/?p=181" title="Permanent link to Giardinaggio bio: istruzioni per l&#8217;uso."><img class="post_image aligncenter" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/3590574365_0833c9c449.jpg" width="450" height="299" alt="Post image for Giardinaggio bio: istruzioni per l&#8217;uso." /></a>
</p><p>Oggi parliamo di giardinaggio biologico (un po&#8217; come quelli dei <a href="http://www.giardinidelcasoncello.net/">Giardini del Casonce</a><a href="http://www.giardinidelcasoncello.net/">llo</a>). Per giardinaggio biologico o organico si intende la coltivazione di frutta verdura, noci, semi, cereali con il solo utilizzo dei mezzi naturali. Senza pesticidi, fungicidi, erbicidi, insetticidi e simili. Al posto di queste sostanze, il terreno viene coltivato e preparato utilizzando letame compostato o scarti alimentari e resti vegetali. Le piante sono esposte costantemente al sole e sono aiutate nella loro crescita da acqua e minerali ricavati dal compost oltre che dal tocco e dalla cura di chi coltiva per se stesso.</p>
<p><a href="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/3590577045_b9bff526d8.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-183" title="3590577045_b9bff526d8" src="http://www.girovegando.it/wp-content/uploads/2010/06/3590577045_b9bff526d8-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>La produzione tramite a gricoltura biologica accresce nel consumatore la fiducia che i prodotti della terra vengono fatti crescere naturalmente senza veleni. I Giardinieri organici coltivano le piante secondo una prospettiva olistica e sostenibile, mentre i metodi convenzionali tendono a enfatizzare il massimo progetto tramite la maggiore produzione. Gli agricoltori e i giardinieri biologici hanno invece come massima priorità la salute del terreno (e tramite essa, la salubrità dei suoi frutti) e il mantenimento della ricchezza di minerali del suolo. Usano tecniche come la rotazione delle colture, evitano veleni e sostanze inquinanti e rinnovano il contenuto di nutrienti del suolo attraverso l&#8217;aggiunta di compostaggio di materia organica e animali, come lombrichi, che mantengono naturalmente sano il terreno. Chi di voi ha un orto biologico? Io purtroppo non ce l&#8217;ho, anche se un giorno mi piacerebbe mollare la mia vita di città e prendermi un pezzo di terreno. Chissà&#8230;</p>
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